• settembre

    14

    2018
  • 468
Disturbi del comportamento alimentare. Il corpo e la regolazione delle emozioni

Disturbi del comportamento alimentare. Il corpo e la regolazione delle emozioni

Tratto in questo articolo due disturbi del comportamento alimentare, l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa.

L’anoressia nervosa e’ una patologia caratterizzata da un’esasperata ricerca della magrezza e dalla paura di ingrassare. Nonostante le persone che soffrono di anoressia continuino a perdere peso si percepiscono ugualmente grasse.

Il cibo di cui si privano ed il peso diventano un’ossessione per loro.

Spesso seguono specifici rituali legati all’alimentazione, come masticare il cibo a lungo prima di ingoiarlo portandolo da un lato all’altro della bocca o introdurre i cibi in un certo ordine.

La bulimia nervosa rappresenta l’altra faccia della moneta rispetto all’anoressia nervosa ed e’ caratterizzata da grandi abbuffate alimentari spesso seguite da condotte di eliminazione, come il vomito o l’utilizzo di lassativi e diuretici.

Le persone che soffrono di bulimia possono alternare le abbuffate al digiuno o all’eccesso di attivita’ fisica per riportare il peso ad un valore stabilito da loro come ideale.

Da diversi studi e’ emerso che la storia dei pazienti che soffrono di disturbi alimentari e’ caratterizzata da una mancata o da una scarsa sintonizzazione emotiva tra genitori e figlia o figlio.

I genitori delle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare a loro volta hanno fatto esperienza di una modalita’ di accudimento con genitori piu’ concentrati sui bisogni concreti e molto meno su quelli emotivi. Tale modalita’ di accudimento si ripete transgenerazionalmente ed i genitori delle persone che soffrono di disturbi alimentari a loro volta, proprio come i propri genitori, si concentrano principalmente sui bisogni concreti dei figli ed i figli si focalizzeranno sui propri bisogni fisiologici e concreti non essendo in grado di sintonizzarsi con i propri vissuti emotivi.

Inoltre spesso nella storia delle persone che soffrono di disturbi alimentari vi e’ la mancata elaborazione di un lutto o di un trauma da parte dei genitori.

Il genitore, ripiegato nel suo dolore fa fatica a concentrarsi sul figlio/a e a sintonizzarsi con i suoi bisogni emotivi e potrebbe cercare nel figlio/figlia perfino un sollievo lasciandosi inconsapevolmente accudire anziche’ accudirla. La figlia/o si trova cosi’ precocemente ad affrontare delle emozioni eccessivamente intense e ancora non elaborabili per lei. Ancora una volta la paura di dover vivere emozioni eccessivamente intense e dolorose porta il figlio/a a concentrarsi principalmente sui bisogni concreti rispetto ai vissuti emotivi.

Attraverso il controllo del corpo, del cibo, del peso, le persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione hanno l’illusione di controllare le proprie emozioni. A volte non sentono nessun sentimento e provano un angosciante senso di vuoto. Poiche’ non sono in grado di esprimere le proprie difficolta’ ed i propri bisogni, se non in modo concreto, lo fanno attraverso il corpo.

Sembra che le persone che soffrono di anoressia utilizzino strategie di minimizzazione dei bisogni di attaccamento, inizialmente in modo adattivo per far fronte alle difficolta’ emotive delle madri, ma successivamente tali strategie si trasformano in meccanismi rigidi e disadattavi.

Le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare inoltre hanno una scarsa capacita’ di mentalizzazione, la capacita’ di riflettere sugli stati emotivi propri e altrui. I disturbi del comportamento alimentare sottendono anche un disturbo della regolazione delle emozioni, nei termini in particolare di un’ iporegolazione per le persone anoressiche e di un’ iper-regolazione per le persone bulimiche.

Il disturbo alimentare rappresenterebbe il tentativo di regolare stati emotivi negativi sopraffacenti in persone in cui la capacita’ di regolazione emotiva e la capacita’ riflessiva sono carenti e fragili. Pertanto inizialmente il disturbo del comportamento alimentare avrebbe una funzione adattiva in quanto permetterebbe alla persona che non e’ ancora capace di regolazione emotiva di sostituire le emozioni negative ed il dolore legati ad una situazione non controllabile con una situazione controllabile, il sintomo alimentare. L’atto nutritivo sarebbe una manifestazione concreta di autoregolazione, l’unica di cui tali persone sono capaci.

Il percorso psicoterapeutico aiuta le persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione a riconoscere, a ‘sentire’ e a sintonizzarsi con le proprie emozioni.

Anche ai genitori offro un supporto per sostenere il percorso psicoterapeutico del figlio o della figlia, ed offro loro anche uno spazio di elaborazione dei propri vissuti emotivi, dei propri traumi o lutti non risolti.

 

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