• marzo

    20

    2020
  • 39
Le funzioni dell’ amicizia nel corso della vita, dall’infanzia alla vecchiaia

Le funzioni dell’ amicizia nel corso della vita, dall’infanzia alla vecchiaia

L’interesse per il legame di amicizia e’ antico.

Oggi sappiamo molto sulla qualita’ di questo legame, sul modo in cui comincia a manifestarsi durante l’infanzia e sul modo in cui si sviluppa poi nel periodo adolescenziale. Sono state individuate alcune differenze di genere importanti e anche sul ruolo che il sentimento di amicizia riveste nel corso della vita.

L’interesse per il legame di amicizia e’ antico come il mondo. Cicerone nel ‘De Amicitia’ induceva gli uomini a porre il legame di amicizia al di sopra di ogni altra cosa umana.

Epicuro ha sostenuto che, di tutte le cose che la saggezza ci offre per la felicita’, la piu’ grande e’ l’acquisto dell’ amicizia. Aristotele ha scritto che l’uomo virtuoso si comporta verso l’amico come verso se stesso, perche’ l’amico e’ un altro se stesso. Come e’ desiderabile la propria esistenza, allo stesso modo e’ desiderabile quella dell’amico.

La psicologia si e’ occupata molto di questa tematica. Il legame di amicizia viene considerato un aspetto fondamentale della competenza sociale e una protezione contro il rischio di disadattamento psicosociale.

Negli anni Quaranta lo psichiatra americano Sullivan ha evidenziato che una funzione fondamentale dell’amicizia tra bambini e’ quella di correggere alcune visioni della vita sociale interiorizzate nei primi rapporti con i genitori.

Prendendo spunto dalla sua esperienza psichiatrica riportava i casi di alcuni suoi pazienti adulti per i quali l’insoddisfazione nel lavoro e nei rapporti sociali era riconducibile all’assenza di vere amicizie nell’eta’ preadolescenziale.

I giovani sono consapevoli del ruolo protettivo che l’ amicizia svolge nella loro vita.

Dal punto di vista scientifico molti lavori sono stati realizzati su questo argomento, principalmente in America, ma non solo. Anche in Italia un gruppo di ricercatori di varie provenienze si e’ occupato di studiare i processi alla base del legame di amicizia.

Alcuni autori sostengono, seguendo il modello di Piaget, che ci sia uno sviluppo parallelo tra strutture mentali e pensiero sociale. Pertanto l’ amicizia che appartiene al pensiero sociale non dovrebbe manifestarsi prima dei cinque anni circa. Dai 3 ai 5 anni ci sarebbe lo stadio zero in cui gli amici sono principalmente compagni di gioco momentanei. Solo nello stadio tre, a 11-12 anni, ci sarebbe quella condivisione intima e reciproca che e’ alla base del legame di amicizia. Tale posizione e’ la piu’ diffusa. Altri autori sostengono una posizione piu’ dinamica secondo cui lo sviluppo dell’amicizia non consisterebbe in un susseguirsi di stadi, l’uno differenziato dall’altro, ma in un cambiamento di interesse che procederebbe dal concreto all’astratto. Pertanto i piu’ piccoli apprezzerebbero nell’amico caratteristiche concrete, tangibili e osservabili quali ad esempio “e’ forte, sa giocare bene a calcio” ecc., mentre via via che si cresce sono considerate piu’ importanti caratteristiche piu’ astratte e simboliche quali ad esempio la sensibilita’, il sentirsi compresi dall’amico nei momenti difficili, quindi l’empatia, ecc.

Fino agli anni ottanta si pensava che prima dei 9-10 anni non si potesse parlare di amicizia stabile e duratura a causa dell’incompleta attivazione dei processi di identificazione e di confronto sociale. Oggi si e’ scoperta l’esistenza di un codice comunicativo caratteristico dei legami di amicizia presente gia’ a 3-4 anni. Alcune dimensioni comportamentali caratteristiche dell’amicizia quali la prossimita’, l’intimita’, la tendenza a negoziare, il comportamento prosociale sono presenti fin dalla prima infanzia soprattutto quando ci si trova in situazione di stress e di difficolta’ emotiva, ad esempio all’asilo nido o alla scuola materna, al mattino, al momento della separazione dal genitore o da un nonno, si cerca l’amico e si resta a lungo l’uno accanto all’altro anche inattivi. Questo mostra come il semplice stare insieme all’amico aiuti ad affrontare meglio la situazione di ingresso all’asilo o alla scuola materna e ad elaborare l’ansia legata alla separazione dal genitore.

Difronte a situazioni che presentino qualche difficolta’, in cui gli interessi dell’uno possono essere in contrasto con quelli dell’altro, come si comportano due bambini che sono amici rispetto ad altri due bambini che non sono amici? Sono state portate avanti da un gruppo di ricercatori due situazioni sperimentali critiche. Nella prima, due gruppi di bambini di 8 anni, amici e non amici, sono stati osservati a coppie, durante un gioco competitivo in cui c’era un solo vincitore che poteva giungere alla meta rispettando e non rispettando le regole del gioco stabilite in precedenza.

Le coppie di amici, rispetto a quelle di non amici, tendono ad interagire di piu’ tra loro, si scontrano anche piu’ facilmente, rispettando pero’ nel contempo le regole del gioco.

Nella seconda ricerca, le coppie di amici e di non amici sono state osservate in una situazione in cui veniva chiesto loro di arrivare ad un accordo su come spartirsi delle risorse limitate. I risultati hanno evidenziato che i bambini amici sono piu’ capaci di dialogare tra loro e di arrivare ad una vera negoziazione che tenga conto delle aspettative di entrambi. Cio’ che conta nel rapporto di amicizia non e’ l’assenza di situazioni conflittuali quanto la capacita’ di risolverle in un modo interattivo in cui i bisogni dell’uno si armonizzino con quelli dell’altro.

Mentre le femmine, fin dall’eta’ di 7-8 anni, si orientano verso amicizie in cui l’elemento fondamentale e’ l’intensita’ della relazione, i maschi hanno legami che si esprimono in un’attiva partecipazione del bambino ad attivita’ e giochi di gruppo. Le femmine solitamente dimostrano maggiore sensibilita’ ai bisogni e ai sentimenti altrui e cercano maggiormente la vicinanza fisica, stando piu’ vicine e toccandosi frequentemente.

La differenza principale tra i due sessi sembra essere la soglia di tollerabilita’ dell’intimita’ che nelle femmine e’ piu’ elevata che nei maschi che possono essere disturbati da un’intimita’ troppo elevata mentre le femmine la ricercano.

Le caratteristiche e le funzioni del rapporto di amicizia che legano un bambino ad un altro nei primi anni di vita sembrano mantenersi inalterate in altre epoche della vita. In particolare da alcune ricerche le dimensioni a connotazione positiva che sono sempre presenti nel rapporto di amicizia sono risultate essere l’aiuto, la sicurezza e l’intimita’.

L’ amicizia continua ad essere una protezione contro il rischio di disadattamento e di malessere psicosociale anche quando non si e’ piu’ bambini, ma giovani, adulti o anziani. In due gruppi, uno di giovani tra i 19 e i 22 anni, l’altro di anziani tra i 60 e i 75 anni, il legame di amicizia sembra costituire per entrambi i gruppi uno dei punti fermi nello scorrere della quotidianita’.

Emblematiche le parole di un signore con i capelli bianchi: “Io senza gli amici sarei una nullita’.”

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