• maggio

    22

    2020
  • 87

L’ Altro dominante e la Meta dominante nelle persone vulnerabili alla depressione

Una delle interpretazioni più interessanti della depressione è quella di Silvano Arieti. I concetti fondamentali della sua interpretazione sono quello di ‘lavoro del dolore‘, come meccanismo essenziale per prevenire o curare la depressione e quelli di Altro dominante e di Meta dominante come parte della disperata ricerca del depresso per restaurare una profonda perdita infantile. Il bambino che avverte un’improvvisa perdita di amore o attenzione da parte dei genitori rischia di impegnarsi per tutta la vita in una ricerca, destinata a fallire, per recuperare quell’amore.

Sono stati distinti vari tipi di depressione. Innanzitutto è necessario distinguere la tristezza dalla depressione. La tristezza è un’emozione normale: se una persona cara muore e non si prova tristezza significa che c’è qualcosa che non va in quanto in questi casi è normale essere tristi. La depressione è un sentimento molto più intenso che coinvolge l’intero comportamento della persona. Spesso non diminuisce con il passare del tempo e piuttosto impiega molto di più a passare. In molti casi poi la depressione non è collegata a nessun evento esterno precipitante, se si chiede a persone gravemente depresse perchè sono in quelle condizioni, solitamente non sanno rispondere o in ogni caso non sono in grado di individuare il vero motivo che è inconscio.

La persona che soffre di depressione grave o depressione psicotica crede, anche se non ne comprende il motivo, che la sua depressione sia giustificata e che la sua vita sia realmente infelice. Non considera la sua depressione come una forma di malattia o come un’emozione impropria, per questo motivo questa forma di depressione viene definita psicotica.

Invece le persone che soffrono di una depressione lieve o di una depressione nevrotica o le persone che soffrono di depressione reattiva sanno di essere depresse e si vogliono liberare della depressione come vorrebbero liberarsi di una fobia o di un’ossessione o di un mal di testa. Attribuiscono la loro depressione ad un evento esterno ed in questi casi spesso un evento del genere c’è davvero che può riguardare la perdita del lavoro o una crisi sentimentale.

Il bambino destinato a diventare un depresso grave nasce solitamente in una famiglia piuttosto solida. Non è una famiglia disorganizzata come quella dello schizofrenico. I genitori sono persone stabili e coerenti che danno molto al bambino nei primi due o tre anni di vita, soprattutto la madre. Poi nasce un fratellino e la madre inizia a dare il suo amore al nuovo nato trascurando l’altro figlio.

Oppure la madre e gli altri familiari sono cresciuti in una cultura in cui ci si aspetta che responsabilità e senso del dovere si sviluppino molto presto nel bambino e si aspettano che ormai il figlio maggiore se la cavi da solo, che sia come un piccolo adulto. Quindi il bambino dal benessere totale dei primi anni di vita entra in un clima completamente diverso, vivendo la nuova situazione come una specie di paradiso perduto.

Ci sono due modi possibili in cui il bambino reagisce a questo trauma. Uno è fare tutto il possibile per essere in grado di soddisfare le aspettative degli adulti, facendo il bravo bambino. Nello sforzo di riconquistare il paradiso perduto il bambino finisce per vivere non per se stesso ma per gli altri. E’ convinto che se per il momento l’amore manca lo potrà riottenere soddisfacendo le aspettative degli adulti. Diventa così una persona compiacente e remissiva con un forte sentimento del dovere. Quando non riesce ad ottenere ciò che vuole tende ad incolpare se stesso, ha l’impressione di non aver fatto abbastanza, che avrebbe dovuto fare di più. In seguito il bambino sviluppa una personalità depressa prepsicotica che dipende interamente dagli altri per la gratificazione dei suoi bisogni.

La persona tendente alla depressione è quasi ossessionata dal desiderio di compiacere una persona precisa, l’ Altro dominante, che all’inizio è generalmente la madre, il primo Altro significativo nella vita del bambino, in seguito trova dei sostituti materni o paterni, di solito il partner la cui approvazione, amore e affetto è vitale per il suo benessere come l’aria che respira.

In altri casi il bambino sente consciamente o inconsciamente che per riconquistare il paradiso deve ridiventare piccolo, regredire, fare continue richieste all’ Altro dominante. Anche questo bambino dipende dagli altri, ma cerca di ottenere quello che vuole aggrappandosi disperatamente all’ Altro. Il bambino che sceglie questa soluzione è avvantaggiato per certi aspetti. Nutre maggiori speranze, dispone di strategie per ottenere dall’ Altro dominante la gratificazione di cui ha bisogno ed è più improbabile che in caso di insuccesso sviluppi una forma meno grave di depressione.

In base a questa interpretazione la depressione si riconduce a certi contenuti ideativi inconsci, la persona rimane fissa a una vecchia idea come “devo riconquistare l’amore a tutti i costi”, ma non ne è consapevole, l’unica cosa di cui si rende conto è l’affetto, il dolore che nasce dalla sua incapacità di raggiungere questo scopo. La vecchia ideologia la obbliga a vivere per l’ Altro dominante. Più avanti la persona si rende conto di non essere stata realmente sincera con se stessa, si è sacrificata per il bene del matrimonio o dell’ Altro ma se si permettesse di pensare chiaramente e di capire la situazione, si accorgerebbe che in effetti prova addirittura odio per l’ Altro dominante.

A volte l’ Altro dominante non è una persona, può essere l’azienda dove la persona lavora, oppure un’istituzione sociale cui appartiene o un gruppo religioso, o un’associazione. Tutte queste forme di Altro dominante simbolizzano la madre che nega l’amore.

In altri casi al posto dell’ Altro dominante c’è una Meta dominante, la persona ha deciso nella prima adolescenza che per recuperare l’amore deve realizzare qualcosa di grande nella vita, ad esempio diventare una ballerina famosa, vincere un premio Nobel, o piuttosto diventare madre di tanti figli … Tutta la vita si riempie della fantasia della Meta dominante e quando ci si rende conto che non potrà mai essere realizzata, si manifesta la depressione. Mentre altre persone riuscirebbero a trovare altri scopi, la persona che sviluppa depressione non ci riesce, la fantasia aveva occupato interamente la sua vita e non è possibile colmare questo vuoto.

Se una persona ha dedicato tutta la sua vita alla religione, l’ Altro dominante è Dio o la Chiesa e se l’impegno nelle meditazioni spirituali e nei riti religiosi la realizza pienamente questa persona può diventare anche un teologo importante.

Possiamo concludere da tutto ciò che i contenuti ideativi sono importanti, soprattutto quelli che ci portiamo dietro fin dall’infanzia.

Arieti sottolinea come la tristezza possa essere paragonata al dolore fisico. Entrambi hanno uno scopo ed è per questo motivo che si sono conservati nell’evoluzione della specie. Per esempio se ho mal di denti è un campanello d’allarme che è necessario andare dal dentista.

Se una persona è triste perchè è morto un caro non può riportarlo in vita e a differenza di quanto può fare quando ha mal di denti, non può semplicemente chiedere a qualcuno che sistemi la situazione per lei, se è triste è necessario che tutto il suo pensiero si riorganizzi. Prima di tutto può cominciare a sognare spesso la persona morta, la ricerca, tenta di ritrovarla, ma non funziona. Allora può cominciare a pensare che la persona cara in realtà non è morta del tutto, ma ha lasciato sulla terra qualcosa che è molto importante, le sue parole e i suoi ricordi sono sempre presenti. Oppure se è religiosa può pensare che la persona cara continua a vivere in cielo. Infine può giungere alla conclusione che quella persona non è indispensabile quanto credeva, ma può essere sostituita. Questo processo di pensiero è il ‘lavoro del dolore’ di cui parla Arieti, che conduce all’elaborazione.

Quando una persona subisce una perdita ma non è in grado di portare a termine il lavoro del dolore come ad esempio un bambino che è molto attaccato a un genitore e d’improvviso si trova a ricevere meno affetto, cacciato via dal paradiso infantile, in queste persone che sono più vulnerabili alla depressione il lavoro del dolore diventa impossibile. Considerando il loro riferimento quasi esclusivo all’ Altro dominante o alla Meta dominante, queste persone non sono in grado di sviluppare modelli alternativi di pensiero. Difronte ad un divorzio, un insuccesso, un trasferimento, si trovano in uno stato di impotenza che le porta alla depressione.

Il percorso psicoterapeutico può aiutare le persone più vulnerabili alla depressione ad effettuare il lavoro del dolore e tramite l’ EMDR è possibile elaborare i traumi relazionali originari che hanno portato ai contenuti ideativi inconsci che si trascinano dietro dall’infanzia e che sostengono la depressione.

 

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