• ottobre

    5

    2018
  • 428
Il percorso psicoterapeutico che non inizia mai. Possibili cause ed elementi di confusione.

Il percorso psicoterapeutico che non inizia mai. Possibili cause ed elementi di confusione.

 

Una situazione che si presenta a volte in psicoterapia è rappresentata dal percorso psicoterapeutico che non inizia mai, ovvero dalla persona bisognosa di un percorso psicoterapeutico ma che non riesce a decidere quando e con quale professionista intraprenderlo o che abbandona il percorso stesso dopo una o poche sedute.

Si verificano diverse situazioni di interruzione precoce del percorso psicoterapeutico.

La situazione più frequente è rappresentata dalle persone che dopo il primo colloquio non si presentano al secondo appuntamento.

Un’altra situazione è rappresentata dalle persone che, nel momento del bisogno, fissano appuntamento con diversi psicologi psicoterapeuti ma senza scegliere nessuno di loro per iniziare la psicoterapia.

Un’altra situazione ancora è quella delle terapie interrotte precocemente, dopo poche sedute e spesso dopo che la persona ha iniziato a percepire un iniziale miglioramento della propria condizione emotiva. Solitamente subito dopo la persona non cerca più un supporto psicoterapeutico fino ad un successivo periodo in cui sperimenta nuovamente una condizione di disagio psico-affettivo-emotivo e cerca immediatamente lo psicoterapeuta che aveva conosciuto o si rivolge ad un altro professionista.

Altre situazioni che si verificano evidenziano la confusione in cui si trova una persona in difficoltà psicologiche e al tempo stesso il desiderio di ottenere dei benefici dalla terapia nel più breve tempo possibile. Spesso nella fase iniziale conduce una terapia parallelamente con più professionisti per poi interrompere il percorso anche con quello con cui aveva deciso di proseguire preferendo rivolgersi al medico di base o allo psichiatra sostituendo la psicoterapia con la terapia farmacologica.

Alle volte quando una persona decide di rivolgersi per la prima volta ad uno psicoterapeuta, nell’essere accolto ed ascoltato, sperimenta una sensazione di protezione e di rassicurazione che paradossalmente può indurlo ad interrompere il percorso psicoterapeutico.

Ci sono poi le persone che si autoconvincono che la ragione per cui non vogliono proseguire il percorso sia di natura economica nonostante nel primo colloquio fossero state discusse e accettate le condizioni del setting.

Lo psicoterapeuta scorge in questa ed in altre motivazioni delle difese di razionalizzazione dall’ansia di iniziare un percorso psicoterapeutico vissuto come qualcosa che non è possibile controllare o che è al di fuori del proprio controllo.

Certamente iniziare un percorso psicoterapeutico è una decisione importante e la capacità di “stare in psicoterapia” non è di tutti.

Spesso i meccanismi responsabili delle interruzioni precoci della psicoterapia sono legati ad un iniziale rapido miglioramento sintomatico che la persona sperimenta nel corso dei primi incontri e ad un alleanza terapeutica ancora fragile.

Altri elementi che contribuiscono ad incrementare la confusione delle persone che vorrebbero intraprendere un percorso psicoterapeutico sono le aspettative magiche sulla psicoterapia o ancora la posizione di passività in cui si desidera o si ha bisogno che sia lo psicoterapeuta a dire cosa fare o piuttosto la posizione di sfida allo psicoterapeuta in cui viene messa in dubbio o in discussione la capacità del terapeuta di essere di aiuto.

La prognosi non è favorevole per coloro che si rivolgono ad uno psicoterapeuta non in quanto spinti da un’autentica motivazione ma perché costretti da altri ed ancora per coloro che traggono un importante vantaggio secondario dal proprio stato di sofferenza psicologica.

Alcune persone ritengono che possano aiutarsi autonomamente se si impegnano, senza l’aiuto di una psicoterapia, questo pensiero influisce negativamente sulla relazione terapeutica impedendo la possibilità di affidarsi alla relazione terapeutica stessa e di collaborare al percorso psicoterapeutico.

Nella nostra cultura vi e’ una scarsa fiducia verso la “terapia della parola”, verso una terapia concepita come interminabile o come … di dipendenza.

Ancora oggi il disagio psico affettivo emotivo è spiegato come un disagio di natura fisica. Molte persone che si rivolgono al medico di base hanno un problema di tipo psicologico ma spesso non sono aiutate a comprendere la stretta relazione tra psiche e soma in quanto la risposta che ricevono consiste nella prescrizione di psicofarmaci come ansiolitici o antidepressivi …

Al tempo stesso e’ importante che lo psicoterapeuta, nel momento in cui una persona interrompe precocemente il percorso psicoterapeutico, si chieda e rifletta anche sulla possibilità che quella persona non si sia sentita accolta da lui.

 

 

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