• luglio

    10

    2020
  • 164
I bambini autistici

I bambini autistici

Nei bambini autistici manca o e’ gravemente carente la capacita’ di comprendere se stessi e gli altri come individui dotati di una vita interiore. Non riescono a leggere la mente, propria e altrui, e non sono in grado di sviluppare una teoria della mente, cioe’ di attribuire stati mentali, desideri, pensieri, ecc. a se stessi e agli altri e saper prevedere che le persone si comporteranno e reagiranno sulla base dei propri stati interni, di cio’ che desiderano, pensano e sentono.

L’autismo colpisce 4-5 persone su 10000, piu’ bambine che bambini soffrono di autismo in un rapporto di 4 a 1, questo fa pensare che l’autismo abbia una base biologica. Potrebbe essere ereditario in quanto la sua incidenza e’ 50 volte maggiore nei fratelli di soggetti autistici rispetto alla popolazione senza legami di parentela e aumenta ancora nelle coppie di gemelli.

La diagnosi di autismo rimane ancorata principalmente a criteri comportamentali essendo descritto dai sistemi diagnostici piu’ importanti come una grave disfunzione di tre aree comportamentali: le relazioni sociali, la comunicazione e il linguaggio, la capacita’ immaginativa e il gioco di finzione. Un altro criterio e’ dato dall’insorgenza del disturbo durante la prima infanzia anche se raramente viene diagnosticato prima dei 2-3 anni in quanto e’ difficile parlare di grave ritardo o di assenza di linguaggio nei primi anni di vita. I molti e differenti sintomi dell’autismo configurano un quadro complesso caratterizzato da disarmonie di sviluppo e da comportamento bizzarro e ripetitivo. L’attenzione del bambino autistico e’ rivolta principalmente o esclusivamente agli oggetti inanimati, si puo’ impegnare in giochi complessi come costruzioni o puzzle ma il gioco immaginativo e simbolico e’ carente o manca completamente. Quando usa i giocattoli puo’ farlo in modo insolito ad esempio facendo cadere continuamente i pezzi di lego su una superficie oppure ruotando oggetti rotondi in continuazione, la memoria e’ a volte al di sopra della media. Si possono riscontrare spesso capacita’ uguali o superiori alla media in alcuni ambiti del funzionamento cognitivo  come nella manipolazione di oggetti e capacita’ compromesse o assenti in altri ambiti.

La caratteristica piu’ significativa della sindrome autistica e’ l’incapacita’ di instaurare normali relazioni sociali e l’apparente disinteresse per gli altri. Il bambino con autismo puo’ impegnarsi in contatti fisici con altre persone ma i comportamenti sono particolari e bizzarri in quanto non tratta gli altri nella loro totalita’ ma come oggetti parziali ad esempio capelli, occhiali, mani o li usa in modo meccanico come mezzi per raggiungere i propri scopi, ad esempio prendere un adulto per mano conducendolo verso la dispensa per avere un biscotto, senza guardarlo o parlargli.

Caratteristico e’ anche l’evitamento dello sguardo, l’altro viene guardato dall’angolo o “attraverso”, il cosiddetto sguardo periferico e la mimica e il sorriso spesso sono usati a sproposito. Il linguaggio e’ ripetitivo, caratterizzato da ecolalia, concreto, letterale e pieno di espressioni stereotipate. Il bambino autistico puo’ ripetere a memoria parti di discorsi anche complessi che ha ascoltato una sola volta. A volte recita musichette e strofe o ripete l’ultima frase che gli e’ stata detta apparentemente senza comprenderne il significato. Nei bambini che sviluppano il linguaggio questo compare con un ritardo di circa due anni rispetto allo sviluppo normale.

Nel 1943 Leo Kanner, psichiatra infantile, ha utilizzato per primo il termine “autismo infantile” per indicare questa sindrome e ha affermato che essa era dovuta ad un’innata incapacita’ di formare il contatto affettivo con le altre persone. Questa ipotesi di un disturbo affettivo di base e’ stata in parte responsabile della tendenza a trattare il bambino autistico come un individuo che si ritira in un suo mondo segreto e si isola dagli altri perche’ rifiutato o respinto dall’ambiente in cui vive, prima di tutto dai genitori. Pertanto la strategia curativa consisteva nell’allontanare il bambino dalla propria famiglia per sottoporlo ad un trattamento residenziale con psicoterapia per i genitori. Le indagini retrospettive confermano l’assenza di anomalie o ritardi nel primo anno di vita dei bambini con autismo, sia sul piano della comunicazione in quanto erano presenti il sorriso, il contatto visivo e i vocalizzi nell’interazione con i genitori, sia sul piano dello sviluppo psicomotorio.

L’ipotesi del disturbo affettivo di base non spiega la sindrome cosi’ come la metafora della fortezza vuota utilizzata da Bettelheim per spiegare l’inaccessibilita’ dell’universo autistico.

Piuttosto di recente sono state raccolte diverse prove che mostrano l’incapacita’ dei bambini autistici di sviluppare una teoria della mente, una comprensione psicologica intuitiva delle azioni e interazioni umane normalmente padroneggiata dai bambini tra 2 e 5 anni di eta’.

Tra 2 e 3 anni i bambini possiedono gia’ una significativa anche se incompleta conoscenza degli stati mentali in quanto rappresentazioni che differiscono dalla realta’. Ad esempio giocano a far finta e comprendono il gioco di finzione negli altri, riconoscono che i pensieri sono diversi dalle cose, il pensiero di un biscotto non si puo’ mangiare come un vero biscotto e che e’ possibile pensare oggetti o eventi assenti e ipotetici.

Un esperimento condotto da Baron-Cohen, Leslie e Frith ha utilizzato la comprensione di figure che rappresentavano tre diversi tipi di eventi: un evento basato sulla causalita’ fisico-meccanica (relazione persona-oggetto), un evento basato sull’interazione sociale (relazione persona-persona) e un evento che implicava la comprensione di stati mentali (l’aspettativa del bambino di ritrovare il suo orsetto dove lo aveva lasciato un momento prima). I bambini autistici sono risultati simili o superiori ai bambini senza autismo nella comprensione dei primi due tipi di eventi, mentre la loro prestazione crollava significativamente diventando inferiore anche a quella dei bambini con sindrome Down e ritardo mentale quando si trattava di interpretare l’evento che implica il riferimento a stati mentali.

In un altro esperimento e’ stato somministrato a bambini autistici di eta’ mentale compresa tra 5 e 7 anni il cosiddetto compito della falsa credenza. Esso consiste nel presentare una scenetta con due personaggi, il primo, Sally, nasconde la sua palla in un cestino e poi esce dalla scena. In sua assenza arriva il secondo personaggio, Anne, che trasferisce la palla dal cestino in una scatola e va via. Quando Sally ritorna dichiara di voler giocare con la sua palla. A questo punto si chiede ai bambini di rispondere alla domanda “dove Sally andra’ a cercare la palla?” L’85% dei bambini senza autismo di 4 anni e l’86% dei bambini Down risponde correttamente che Sally cerchera’ la sua palla nel cestino dove l’ha riposta e non nella scatola dove si trova effettivamente, mentre soltanto il 20% dei bambini autistici fornisce la risposta corretta. Cio’ accade in quanto manca o e’ fortemente carente nel bambino autistico la capacita’ di differenziare la propria rappresentazione della realta’ dalla rappresentazione di un altro individuo. Non si rende conto che il comportamento di Sally sara’ determinato dalla sua credenza piuttosto che dallo stato di cose effettivo. Lo sviluppo anomalo di una teoria della mente puo’ spiegare le gravi difficolta’ che questi bambini incontrano nell’area del gioco di finzione. Giocare a far finta significa attribuire ad entita’ inanimate stati mentali simulati. Il gioco di finzione e’ assente o compare in forma impoverita nei bambini autistici in quanto rappresenta una chiara prova della capacita’ infantile di immaginare stati mentali e quindi di cominciare a costruire una teoria della mente. I bambini autistici producono senza troppa difficolta’ il gesto di indicare per chiedere all’adulto qualcosa che desiderano (cibo, giocattoli, ecc), mentre raramente utilizzano lo stesso gesto con funzione dichiarativa cioe’ per condividere o commentare qualcosa in assenza di scopi strumentali. L’indice che discrimina meglio il comportamento dei bambini autistici da quello dei bambini senza autismo e’ l’assenza dello sguardo rivolto all’adulto mentre e’ in corso uno spettacolo interessante. I bambini autistici si mostrano interessati guardando e indicando lo spettacolo ma quasi mai esibiscono il comportamento di guardare alternativamente il giocattolo e l’adulto. Il bambino con autismo considera l’altro come uno strumento pronto ad intervenire per soddisfare i suoi scopi e bisogni ma non gli attribuisce stati psicologici interni come provare interesse per determinati eventi.

Diversi bambini che ricevono in seguito una diagnosi di autismo appaiono svilupparsi normalmente nel loro primo anno di vita, mentre il ritardo mentale tende a configurarsi come uno sviluppo piu’ lento e difficoltoso nelle diverse aree, in forma generalizzata, l’autismo si manifesta come una disarmonia nel profilo di sviluppo, con alcune aree relativamente integre ed altre che non si sviluppano o rimangono deficitarie. Questi bambini prediligono il mondo inanimato e l’interazione con gli oggetti che appaiono loro controllabili e prevedibili. Pertanto conseguono livelli buoni o ottimi nella manipolazione e nella categorizzazione, non incontrano difficolta’ nel comprendere il livello comportamentale dell’interazione sociale e sono abbastanza abili nel manipolare le azioni altrui e nell’utilizzare strumentalmente gli altri. Cio’ in cui falliscono e’ nella capacita’ di comprendere se stessi e gli altri come persone dotate di una vita interiore ricca di sentimenti, pensieri, dubbi, fantasie, speranze ed emozioni, non riescono a leggere la mente propria ed altrui. Da qui deriva il disinteresse per gli altri le cui azioni e reazioni in assenza di interpretazione psicologica appaiono imprevedibili e probabilmente minacciose, pertanto si ritirano in un proprio mondo sicuro, non condiviso con gli altri.

 

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