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Anoressia e Bulimia

I disturbi dell’alimentazione, anoressia, bulimia sono una  soluzione sempre più comune per una varietà di fattori stressanti intrapsichici, familiari e ambientali.

I disordini del comportamento alimentare sono sempre più frequenti anche in età pediatrica.

Attraverso il rapporto disturbato con il cibo il bambino, portatore di un disagio, cerca di inviare un messaggio.

Nell’adolescenza ed in età adulta i disturbi dell’alimentazione spesso si caratterizzano per un’alterata percezione della forma e del peso del proprio corpo e l’immagine corporea distorta influenza il livello di autostima.

images (4)I disturbi dell’alimentazione comprendono l’anoressia, la bulimia e altre costellazioni come il disturbo dell’alimentazione non altrimenti specificato e il disturbo da alimentazione incontrollata.

Il termine ‘anoressia’ significa letteralmente ‘mancanza di appetito’ (dal greco an- òrexis), sebbene questo sia fuorviante in quanto implica che il problema centrale sia la perdita dell’appetito.

Il sentirsi grassi rappresenta una minaccia all’autostima e l’entità del dimagrimento diviene la misura della propria capacità di autocontrollo e del valore personale.

In alcuni casi al regime ipocalorico si affiancano condotte di eliminazione, come vomito autoindotto o abuso di lassativi e attività fisica esagerata. In molti casi è presente iperattività intellettuale e senso di inadeguatezza.

Il dimagrimento favorisce nelle donne l’amenorrea o il ritardo del menarca per chi è in fase prepuberale. Sono spesso presenti stipsi, dolori addominali, intolleranza al freddo.

L’etimologia del termine ‘bulimia’ deriva dal greco ‘boùs’ che significa bue e ‘limòs’ che significa fame, quindi ‘fame da bue’ che indica le abbuffate delle persone che soffrono di bulimia.

Durante le abbuffate, l’ingestione del cibo è vorace, compulsiva, con scarsa attenzione ai sapori. L’abbuffata prosegue fino a quando la persona si sente così piena da stare male. È a questo punto che subentrano le condotte di eliminazione, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o di diuretici. In altri casi questi comportamenti sono assenti e il mantenimento del peso corporeo è ottenuto mediante l’esercizio fisico esagerato o fasi di digiuno successivo.

Un aspetto fondamentale che accompagna le crisi bulimiche è la sensazione di perdere il controllo di sé: alcuni riferiscono una sensazione di estraniamento durante l’abbuffata. Dopo la crisi, quasi sempre subentrano senso di colpa e autosvalutazione. Anche i bulimici regolano la loro autostima in base alla valutazione della forma fisica e del peso corporeo, ma i vissuti depressivi sono più forti a causa dello scarso controllo.

La severa autodisciplina ed il rigido controllo di chi soffre di anoressia e l’impulsività caratteristica di chi soffre di bulimia sono in netto contrasto, ma ciò nonostante i due disturbi possono essere considerati come due facce della stessa medaglia, ossia come espressioni diverse di un’analoga difficoltà a percepire e mentalizzare la dimensione della corporeità. Ciò spiega anche in molti casi la presenza contemporanea o l’oscillazione tra i due disturbi nel corso della vita.

I principali fattori individuali di rischio sono l’età adolescenziale che con le sue radicali trasformazioni somatiche e sessuali richiede una completa ristrutturazione dell’immagine corporea, la bassa autostima ed uno stile di attaccamento insicuro.

Nella persona che soffre di anoressia è presente un importante senso di inefficacia personale. Durante l’adolescenza la ricerca di autonomia viene compiuta attraverso il rifiuto del cibo come simbolo di dipendenza.

L’anoressia quindi rappresenta anche un tentativo di affermazione personale e di ‘autocura’.

In questa ottica l’abbuffata rappresenta un tentativo di restare o di sentirsi in uno stato di dipendenza e fusione mentre il vomito un tentativo di separazione e ‘autonomia’.

Casa di Fabrizia D'Ottavio, nella foto un quadro di Fabrizia mentre balla.

Casa di Fabrizia D’Ottavio, nella foto un quadro di Fabrizia mentre balla.

Il comportamento anoressico è egosintonico, nel senso che la resistenza al cibo o il rifiuto dello stesso sono accettati o esibiti come prova di forza, mentre il comportamento bulimico è vissuto come egodistonico in quanto comporta spesso un forte vissuto di vergogna che viene confermato e rinforzato dalla disapprovazione dei conoscenti.

Il corpo ‘controllato’ della ragazza che soffre di anoressia la spinge ad ambire ad altezze spirituali e ideali che le procurano una felicità quasi ‘vertiginosa’.
Le anoressiche non avvertono la stanchezza, non dormono, non percepiscono il dolore.

Come Icaro volano verso una dimensione verticale bruciandosi le ali.

Il controllo sul proprio corpo conferisce alla ragazza, oltre ad un sentimento di leggerezza ed efficienza, una fierezza che sembra sconfinare in un sentimento di superiorità e di onnipotenza, mai abbandonato tuttavia dal terrore di poter essere come tutti gli altri comuni mortali e di doversi così confrontare col mondo e con gli altri, in base ai propri meriti effettivi e alle proprie capacità.La ragazza anoressica sembra collocarsi al di fuori delle comuni relazioni interpersonali, in una dimensione distante anni luce ed irraggiungibile, in quanto con la sua falsa perfezione esce dal confronto, sottraendosi alla competizione dinanzi a cui la vita comune ci pone.

Le ragazze anoressiche evitano il momento di passaggio sottraendosi a quella fase delicata di profonde trasformazioni che è l’adolescenza: o restano bambine o pretendono di essere immediatamente adulte, esageratamente responsabili.
La dialettica tra bisogni opposti non può essere tollerata: il fascino e la curiosità per il mondo e insieme il bisogno di protezione e di rifugio, le incertezze sulla propria identità, i dubbi sulle proprie capacità e qualità, il richiamo della sessualità, la difficoltà di ritrovare la confidenza con un corpo divenuto estraneo. Tutto ciò viene evitato dalla ragazza anoressica che rimane tenacemente aggrappata al suo mondo di bambina.

Bella addormentata nel boscoSembra realizzare la fantasia della bella addormentata nel bosco il cui corpo è assopito in un profondo letargo per risvegliarsi affacciandosi direttamente al mondo adulto senza che sia stato compiuto alcuno sforzo o intervento attivo da parte della bella addormentata. Ciò in quanto il mondo dell’adulto, a differenza di quello dell’adolescente, è stabile e ordinato come quello del bambino.

La penna di un grande scrittore, Goethe, nel suo capolavoro “Le affinità elettive”, ci ha donato una descrizione efficace dell’essenza e dello stile di una giovane anoressica.
Ottilia, il personaggio del romanzo, è una figura silenziosa, quasi trasparente, incapace di entrare nella vita, poiché l’ingresso nella vita è mediato dal corpo, con i suoi bisogni, i suoi turbamenti e le sue emozioni. Ottilia è una creatura docile ed al tempo stesso efficiente, solerte e sollecita. Anticipa ogni richiesta e si preoccupa che tutto sia ordinato e proceda in modo scorrevole. Non manifesta desideri propri; è in grado di annullarsi, di mettere a tacere i suoi bisogni, di cui sembra ignara essa stessa.

Così sembra non esistere come persona reale ed esercita un potere di attrazione irresistibile, una sorta di fascino pericoloso e mortale perché l’altro trova in lei solo il riflesso di se stesso. Ottilia è una creatura che non si lascia sfiorare e tiene a distanza l’altro con un suo gesto particolare descritto molto bene da Goethe, che consiste nel congiungere le mani, sollevare e poi allungare le braccia davanti a sè, come per difendersi da un contatto fisico. Ottilia teme l’intimità e il contatto corporeo, quasi fosse un oggetto fragile e prezioso, una bambola di porcellana che può essere graffiata anche da un soffio. Sembra la creatura di un sogno, un angelo asessuato.

ANORESSIALe riflessioni esposte costituiscono semplicemente una cornice, uno sfondo, ogni donna è unica ed inimitabile, portatrice di un corpo su cui sono incise le sue personali e più ‘intime’ ferite esito della propria storia e del proprio vissuto.

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