• giugno

    26

    2020
  • 96
I bambini e le loro idee sugli amici

I bambini e le loro idee sugli amici

I bambini vedono il mondo diversamente da noi, nello stesso modo concepiscono diversamente anche l’amicizia, questo perchè i bambini hanno le loro teorie per interpretare i fatti della vita.

E’ stato analizzato il pensiero sul tema dell’amicizia in un campione di oltre 250 persone dai 3 ai 45 anni per vedere se tutti attraversano fasi ben definite nella concezione dell’amicizia. E’ emerso che la concezione dell’amicizia si sviluppa attraverso una successione ordinata e uniforme di 5 stadi.

Lo stadio O dai 3 ai 7 anni è la fase del compagno di giochi momentaneo. Il bambino non riesce a distinguere bene un’azione fisica, come strappare di mano un giocattolo, dall’intenzione psicologica che c’è dietro così come non sa distinguere tra il suo punto di vista e quello degli altri. Gli amici sono apprezzati per i loro attributi materiali e sono definiti sulla base della semplice vicinanza fisica: “Lui è mio amico perchè ha un pupazzo gigante di Superman e una vera altalena”.

Nello stadio 1 dai 4 ai 9 anni il bambino riesce a differenziare la propria visuale da quella altrui ma non ha ancora capito che trattare con gli altri comporta un prendere e dare. E’ lo stadio dell’assistenza a senso unico. “Non è più amica mia perchè non veniva con me quando io volevo”.

Nello stadio 2 dai 6 ai 12 anni il bambino ha la capacità di vedere la reciprocità dei punti di vista per cui in una situazione interpersonale ciascuno tiene conto della prospettiva dell’altro. E’ lo stadio della cooperazione reciproca con riserva. Nell’idea dell’amicizia entra la preoccupazione per quello che ciascuno dei due pensa dell’altro. Il limite a questo livello è rappresentato dal fatto che per il bambino lo scopo fondamentale dell’amicizia è funzionale agli interessi individuali distinti e non mutuamente condivisi. “Siamo amiche, io le piaccio e a me piace lei. Facciamo le cose una per l’altra”.

Nello stadio 3 dai 9 ai 15 anni il ragazzo non solo è in grado di tener conto del punto di vista dell’altro ma riesce anche a guardare il rapporto dal di fuori assumendo il punto di vista dell’altro, assumendo il punto di vista generalizzato di una terza persona. E’ lo stadio dei rapporti intimi mutuamente condivisi. Con questa nuova capacità di guardare al rapporto di amicizia dal punto di vista di un terzo estraneo si passa così ad una visione dell’amicizia come una collaborazione finalizzata ad interessi mutui e comuni. Gli amici non si limitano a condividere segreti o progetti ma anche sentimenti, si aiutano l’un l’altro a risolvere conflitti personali e interpersonali e si danno una mano nella soluzione dei problemi. A questo stadio la visione dell’amicizia è limitata da un certo tipo di ragionamento che vede l’amicizia intima come un legame esclusivo e piuttosto possessivo. “E’ il mio migliore amico, ci possiamo dire delle cose che non possiamo dire a nessun altro, capiamo i sentimenti uno dell’altro e ci possiamo aiutare l’un l’altro quando siamo in difficoltà”.

Nello stadio 4 dai 12 anni e oltre i rapporti sono visti come sistemi complessi e interdipendenti. In un’amicizia ci si rende conto della molteplicità dei bisogni per cui ciascuno offre un solido sostegno emotivo e psicologico all’amico, ma gli permette anche di sviluppare dei rapporti indipendenti. E’ lo stadio dell’amicizia autonoma e interdipendente”. Il rispetto dei bisogni sia di dipendenza che di autonomia è considerato un requisito essenziale di un’autentica amicizia. “Una cosa dell’amicizia è che è un vero impegno, un rischio che ci si assume. Si deve saper dare sostegno e fiducia ma si deve anche esser capaci di lasciare spazio e libertà”.

Sono stati precisati sei temi centrali nelle amicizie infantili e adolescenziali: la formazione dell’amicizia, il livello di intimità, la fiducia e la reciprocità, la gelosia e l’esclusione, i conflitti e la loro risoluzione, la conclusione dell’amicizia. Rispetto ai temi “fiducia-reciprocità” e “gelosia-esclusione”, nello stadio O la fiducia si identifica con le capacità fisiche piuttosto che con le intenzioni psicologiche, un bambino di 4 anni ha spiegato che si fidava del suo amico perchè “se gli do un giocattolo non me lo rompe. Non è abbastanza forte”. Anche le considerazioni sulla gelosia e l’esclusione sottolineano gli aspetti fisici più tangibili. A proposito di entrambi questi temi i bambini che hanno raggiunto lo stadio 1 si rendono conto che a tenere uniti gli amici o dividerli sono i sentimenti e le intenzioni e non semplicemente circostanze fisiche, ma continuano a tenere conto solo dell’esperienza di uno dei due e non di entrambi. “Ti puoi fidare di un amico se fa quello che vuoi tu” come ha detto un bambino di 7 anni.

Nello stadio 2 le concezioni della gelosia e della fiducia tengono conto dei sentimenti e delle intenzioni di entrambi. Un bambino di 9 anni ha detto: “Fiducia vuol dire che se tu vuoi fare qualcosa per lui anche lui vorrà fare qualcosa per te”. Al tempo stesso in questo stadio i ragazzi intendono la gelosia come il sentimento di essere esclusi da qualcosa.

Nello stadio 3 l’impegno reciproco in un rapporto più che una convivenza pacifica tra i due interessati è il principio fondamentale intorno al quale i ragazzi organizzano il loro pensiero circa l’amicizia. Sia la fiducia che la gelosia vengono ricondotte  all’impegno che lega i due amici, un legame esclusivo che non ammette facilmente l’intrusione di altri. Questo livello di comprensione corrisponde al periodo della preadolescenza o della prima adolescenza in cui i ragazzi spesso formano forti legami con un amico o un’amica del cuore. Un ragazzo di 12 anni ha detto: “La fiducia è tutto in un’amicizia. Ci si dicono cose che non si dicono a nessun altro. Ci vuole tanto tempo a farsi un vero amico che ci si rimane male quando si scopre che lui cerca di farsi altri amici”.

Solo una volta superata questa fase in cui l’amicizia è vissuta con tanta intensità, il ragazzo può arrivare a quel tipo di comprensione che corrisponde allo stadio 4, quando l’adolescente pensa che gli amici possono essere molto vicini l’un l’altro e al tempo stesso garantirsi reciprocamente un certo grado di autonomia e di indipendenza: “Quando si è davvero amici e ci si fida uno dell’altro non si può stare dietro a tutto, ogni tanto bisogna lasciar correre, dare all’altro la possibilità di respirare un po’.”

I diversi livelli evolutivi sono organizzati in senso gerarchico, formando un insieme sempre più completo di cognizioni. Ciò significa che passando ai livelli più alti di comprensione dei processi interpersonali non si abbandonano le acquisizioni degli stadi precedenti, ma si costruisce sulla base di quelli. Un bambino capace di ragionare a livello dello stadio 2, ad esempio di vedere che la gelosia può nascere dalla sensazione di essere rifiutato da un altro non dimentica tutto quello che aveva pensato prima a questo proposito, ad esempio che si può essere gelosi delle capacità fisiche o dei possessi materiali di un amico. Tuttavia il bambino che ha raggiunto il livello superiore di elaborazione cognitiva considererà gli aspetti fisici e materiali della gelosia meno critici ai fini del rapporto. Questo non significa che un bambino allo stadio 1 non provi gelosia se si sente rifiutare da un compagno di giochi che gode delle sue simpatie ma significa che tradurrà l’esperienza psicologica di rifiuto in termini fisici o materiali, in concetti che gli sono più immediatamente comprensibili. Così un bambino di 5 anni che ha paura di perdere il compagno di giochi per un rivale dirà “Non c’è più posto” anche se in realtà lo spazio è abbondante, non perchè menta ma perchè è proprio così che vive e interpreta l’esperienza di esclusione nel rapporto di amicizia.

 

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